Attività istituzionale

25 Aprile 2018 – Discorso in rappresentanza della Provincia

By aprile 27, 2018 No Comments

Innanzitutto permettetemi di dire che è un onore per me essere qui oggi in questa giornata.

Rivolgo un saluto alle autorità presenti oggi in questa piazza, a tutte le associazioni combattentistiche e d’arma, al relatore ufficiale dell’ANPI Antonio Pizzinato, agli studenti delle scuole di Monza e ai loro insegnanti, ai tanti cittadini che qui in questa piazza, ma anche nei diversi luoghi della nostra Provincia e del nostro paese, sempre e ancora oggi danno importanza a questa giornata così densa di significato per la Storia del nostro paese e non solo.

È importante ricordare oggi la Resistenza, le gesta di quelle giornate, il suo valore storico e morale, le fondamentali conseguenze che l’eroismo dei nostri partigiani hanno avuto per il futuro del nostro paese e per tutti noi. Settant’anni fa è entrata in vigore la nostra Costituzione; è dalla Resistenza partigiana che essa, nel significato morale più profondo, trae origine e linfa vitale; solo di fianco alla Resistenza la nostra Costituzione può essere  compresa e applicata fino in fondo.

Ed è dalla Resistenza e dalla Costituzione che noi possiamo trovare ancora una volta le ragioni dello stare insieme come paese e come comunità, il significato che hanno per tutti noi i valori fondamentali della libertà e dell’uguaglianza, e questo di fronte ai grandi rischi, le grandi sfide e le opportunità che il nostro tempo porta con sé.

Ho parlato di rischi.

Non possiamo non vedere oggi come forme più o meno ambigue di fascismo si insinuano in molti ambiti della nostra società. Non dobbiamo sottovalutare come siano sempre più presenti richiami più o meno espliciti a una iconografia che si rifà al ventennio fascista e agli autoritarismi che hanno segnato l’Europa tra la Prima e la Seconda guerra mondiale. Come questo repertorio di simboli e di slogan si diffonda attraverso le nuove tecnologie e si espliciti nelle iniziative pubbliche, cercando una legittimazione prima ancora che politica culturale, sociale. Come troppe volte si senta, con una leggerezza e una superficialità disarmanti, riprendere espressioni o fare riferimento a fatti o principi che hanno visto proprio durante il fascismo la loro manifestazione.

Non possiamo sottovalutare le diverse forme di razzismo e di intolleranza che di volta in volta si manifestano nel dibattito pubblico, nella lotta politica, nella rabbia rivolta verso lo straniero, nei giudici forzati e nei pregiudizi che si scagliano contro chi è diverso e più debole.

In questo senso, occorre ricordare come diversi Consigli comunali siano stati tristemente teatro di irruzioni di esponenti di forze politiche che si rifanno chiaramente al fascismo e al totalitarismo, con l’intento di irridere, provocare e intimidire i consiglieri comunali durante lo svolgimento della loro funzione. Non interrompere la democrazia, non farsi intimidire nelle azioni conseguenti alle proprie convinzioni è la miglior risposta per riaffermare che non prevarrà mai l’odio e la violenza, ma la forza della democrazia.

Non possiamo non occuparci del distacco di molti cittadini dalla vita politica, del distacco dalle Istituzioni, e di chi delegittima il ruolo che la nostra Costituzione assegna alle diverse Istituzioni in cui si articola la nostra Repubblica. Sono atteggiamenti e messaggi da non sottovalutare, banalizzare o minimizzare. Non sfugge oggi come le capacità che hanno le Istituzioni delle democrazie occidentali si riducano, e altri luoghi si affiancano a quelli delle istituzioni democratiche nel poter determinare quelle scelte fondamentali per la vita dei cittadini; ma questo deve chiamarci a ribadire e reinventare lo spazio e il ruolo della democrazia, non a delegittimarla!

E proprio per questo, non possiamo sottovalutare quei sentimenti di paura e di odio che si sono diffusi nella nostra società. Stiamo attraversando templi complicati, nei quali le difficoltà economiche aumentano e i percorsi di vita sono sempre più instabili. Problemi molto complessi, che riguardano le capacità e le prospettive delle democrazie occidentali, per i quali non esistono soluzioni semplici; e ciononostante noi non possiamo accettare nessuna soluzione comporti anche solo un rischio di un arretramento sui valori e sul grado di civiltà raggiunto tra di noi.

Il primo articolo della nostra Costituzione ricorda come sia il lavoro alla base del nostro stare insieme come Repubblica; il lavoro e il valore del lavoro è oggi la chiave da cui partire per riavvicinare cittadini e istituzioni, democrazia e partecipazione.

Per tutti questi motivi, occorre ribadire fortemente il valore della Giornata di oggi, del 25 Aprile, perché dal significato profondo di questa giornata possiamo trarre l’insegnamento e gli anticorpi per proteggere e per costruire il domani della nostra società.

Serve innanzitutto riaffermare i valori della Resistenza.

In un dibattito pubblico sempre più caratterizzato da immediatezza e superficialità, dal cavalcare le paure e gli istinti più bassi dell’essere umano, parlare oggi di libertà, uguaglianza, solidarietà, tolleranza, rispetto è doveroso e necessario. Recuperare la dimensione valoriale di una comunità, quei principi morali che ti spingono all’azione e al rischio per il bene comune, è il primo insegnamento che oggi dobbiamo trarre dalla Resistenza.

Recuperare la dimensione storica dell’impegno politico e civile, di fronte a un dibattito pubblico sempre più schiacciato sull’oggi, sul contingente, sull’immediato, senza memoria, senza prospettiva. La scelta di andare a combattere sulle montagne, la scelta di non restare indifferenti ma di “prendere parte”,  ricorda non solo l’impegno concreto e il significato profondo di chi ha lottato ed è morto per la nostra libertà, ma interroga tutti noi sulla direttrici verso cui si muove il nostro vivere quotidiano, tanto pubblico quanto privato.

Non rassegnarci all’indifferenza, all’ingiustizia, al voltare la faccia dall’altra parte, perché in questi cedimenti c’è il germe che propagandosi consente l’ingresso a fascismi, razzismi e totalitarismi.

La Resistenza è un fatto che ha profonde radici nella nostra nazione, ma che ha anche una dimensione europea. Tanto la Resistenza Italiana quanto la Resistenza che in tanti Stati europei ha combattuto il nazifascismo e ha lottato per la Democrazia riguarda tutto il nostro continente e l’eredità che noi oggi siamo chiamati a mantenere in vita.

Per questo è importante ricordare come subito dopo la Liberazione dal fascismo e dal nazismo incominciò il processo di integrazione europea: un processo che parte dall’impegno per la pace, per non scatenare più guerre all’interno dei confini europei, guerre che proprio attraverso il carbone e l’acciaio hanno stroncato popoli e vite.

Per questo oggi, dentro un’Europa impaurita, nella quale si torna a parlare di muri, nella quale prendono piede forze che si chiamano fuori dal perimetro dell’antifascismo e della democrazia, che si richiamano ideologicamente prima ancora che simbolicamente a partiti fascista e nazista, è quantomai importante celebrare il 25 Aprile e ricordare la Resistenza.

È dall’antifascismo e dalla lotta per la libertà che è nato il processo di integrazione europea; è allora grazie all’integrazione europea, costruita attraverso il lavoro, i diritti, la solidarietà e l’impegno per la pace, che oggi noi possiamo vincere le sfide della paura, dell’odio, dell’intolleranza e della crisi della democrazia, e rimetterci a camminare verso una società più giusta, più libera, più solidale: la società per la quale i partigiani hanno lottato, hanno sacrificato la loro vita, hanno conquistato una importante vittoria, per il riscatto della nostra paese e per il nostro futuro.

Evviva la resistenza.

Buon 25 aprile a tutti

 

*Questo è il discorso che ho pronunciato in rappresentanza della Provincia di Monza e Brianza alle celebrazioni di Monza per il 25 Aprile. Ringrazio il Presidente Roberto Invernizzi, impegnato nelle celebrazioni del suo comune, per avermi delegato.

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